
Il film merita di essere visto senza avere l’aspettativa che ci si trovi di fronte a un film esclusivamente sul Vaticano e sulle trame e i complotti che si attribuiscono solitamente alla Santa Sede.
Si tratta infatti più che altro di un film sul potere e sull’assunzione di una massima carica, che riguarda l’elezione di un papa ma può essere riferito a qualsiasi altro contesto di potentato evidentemente patriarcale.
Emerge subito, sin dalle prime scene, il senso di claustrofobia che suscita la chiusura in isolamento e di freddezza degli ambienti in cui alloggiano i cardinali ed emerge sin da subito il ruolo subalterno, a servizio silenzioso, che le vuole quasi invisibili, delle suore in una rigida separazione di ruoli, nel rispetto dell’asimmetria di potere tra uomo e donna che caratterizza la chiesta cattolica, ma il mondo politico laico non ne è immune.
Il film si dipana lungo una trama che procede lentamente, seguendo il lento ritmo che caratterizza i rituali dell’elezione di un papa, quasi a voler sottolineare il peso dell’abito su chi è investito di carica importante.
Evidente è la profonda e sofferta ricerca della soluzione migliore del cardinale decano, protagonista del film con un’interpretazione, a mio avviso, eccellente di Ralph Fiennes.
Non sorprende lo scontro tra le due parti, la componente conservatrice e reazionaria e la componente più progressista, che, in un mondo fortemente polarizzato, rende ancor più attuale, ma anche comune, prevedibile e realistica, la situazione.
Le diverse fasi del voto si succedono tra pranzi serviti dalle sorelle, figlie di un dio minore, e le rivelazioni di scandali tra una relazione sessuale illecita con relativa procreazione tra un aspirante papa e una suora e la corruzione, tramite le solite mazzette, di alcuni elettori da parte di un altro aspirante papa.
Nulla di nuovo, nulla di inedito, nulla di originale.
Proprio mentre ci si appresta alla conclusione con rassegnazione al piattume che caratterizza il film, senza colpi di scena o sussulti, nonostante i tentativi del regista di inserire esplosioni di bombe che sembra abbiano più l’obiettivo di offrire occasione per far emergere il razzismo e l’islamofobia che alberga in alcuni cardinali piuttosto che creare un po’ di tensione emotiva, ecco che alla conclusione il film recupera.
Il senso e il valore del film per me è tutto nelle ultime scene, quando viene eletto un papa inatteso, un cardinale che aveva esercitato il suo ruolo in zone di guerra e che, senza spoilerare, abbatte ogni certezza e restituisce dignità a ogni persona, superando il binarismo di genere.
E se lo fa un Papa … ma è solo un film, che consiglio di vedere, anche se non lo colloco tra i migliori film da me visti negli ultimi anni.
Peter Straughan, regista del film , si è aggiudicato con questo film il Golden Globe 2025 per la migliore sceneggiatura non originale