La morte di un Papa e un popolo orfano

Comincio col dire che il Papa è il capo di uno Stato teocratico a democrazia molto limitata e che il nostro Stato è uno stato laico, in cui il potere temporale e spirituale sono nettamente separati a partire dall’epica Breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870. Da questo punto di vista, quindi, fatico a comprendere la grande mobilitazione popolare che si muove verso Roma, per rendere omaggio alla salma del Papa.

Volutamente non faccio riferimenti all’ipocrisia dei potenti del Mondo e dei/delle nostri/e decisori/e politici/che che in queste ore stanno sfoggiando tutta la loro falsità umana e politica.

In migliaia, in coda per ore, procede la folla a passo lento sotto il sole, come sottofondo i rosari recitati a voce alta, ma la folla non è rappresentata solo da persone cattoliche praticanti, la folla è formata da un popolo trasversale, ampio, affranto.

Come si spiega questo?

Possiamo liquidare il tutto attribuendo a un condizionamento emotivo mediatico, all’enfasi e alla retorica che ha accompagnato Papa Francesco sin dal suo insediamento nel 2013 e che, come sempre accade, al sopraggiungere della morte è notevolmente amplificata?

Il pontificato di Bergoglio è stato oggettivamente caratterizzato da un’alta complessità, da gesti e parole, che hanno lasciato indubbio segno, ma anche da grandi contraddizioni.

Papa Francesco ha ereditato dal suo predecessore due grandi questioni da risolvere: lo IOR, cioè la banca vaticana, e la questione della pedofilia nella Chiesa.

Sin dal suo insediamento, ha cercato di intervenire sulla questione finanziaria, soprattutto in tema di gestione del denaro pubblico, un ginepraio spesso misterioso persino a persone vicino al Papa.

Ha istituito nel 2014 la Segreteria per l’Economia e il Consiglio per l’Economia , ha riformato l’Aif, poi diventato Asif, organismo antiriciclaggio e di vigilanza prudenziale sullo Ior. In tal modo è riuscito a far uscire il Vaticano dalla black list dei paradisi fiscali.

Vescovi e cardinali possono essere processati dal tribunale vaticano e non da una corte ad hoc presieduta da un cardinale, come avveniva prima dell’avvento di Bergoglio e come dimostra il caso Becciu, primo cardinale della storia condannato da un tribunale interno dopo essere stato privato nel 2020 dal Papa della carica in Curia, che ricopriva alla guida della Congregazione dei Santi, e delle sue prerogative di porpora.

Ha privato la Segreteria di Stato del suo patrimonio trasferendolo all’Apsa, una sorta di Tesoro del Vaticano, che finalmente, e solo da quattro anni, pubblica i bilanci

Ha eliminato alcuni privilegi, tra cui gli affitti agevolati per i cardinali e, anche se non ha risolto del tutto le spinose questioni finanziarie, qualche piccolo passo nella giusta direzione gli va riconosciuto.

Tanto però c’è ancora da fare in questo ambito!

Importanti sono state le sue posizioni decise e non ambigue sulla pace, sulla stessa guerra in Ucraina, quando ha pubblicamente denunciato l’espandersi della NATO fino ai confini con la Russia, e sul genicidio in atto in Palestina, a Gaza, su cui non ha avuto remore nello schierarsi.

Appare giusto, a proposito del sostegno di Papa Francesco alla pace, riportare a questo link quanto pubblicato dal Movimento Non Violento.

Così come importantissima è stata la sua enciclica Laudato Sì, dove ha spostato il significato della presenza della specie umana sulla Terra da un punto di vista decisamente antropocentrico tipico della gran parte dei/delle cattolici/che verso una concezione di specie umana come coabitante di altri esseri viventi animali e vegetali su un Pianeta in evidente sofferenza, in grave crisi per le emergenze climatiche ed energetiche.

«Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici»

scrive il Pontefice, alla vigilia di Cop21, riuscendo a interconnettere, nella sua enciclica, le grandi questioni ambientali: riscaldamento globale, diritto all’acqua, perdita di biodiversità, necessità urgente di ridurre le emissioni di gas climalteranti.

Emerge a questo punto, però, a mio parere, una sua grande contraddizione: la posizione sulla contraccezione e anche sull’interruzione volontaria di gravidanza, laddove l’aborto non è certo da annoverare tra i metodi contraccettivi, ma lo è la pillola del giorno dopo, così avversata dai Movimenti Pro Life cattolici. Pur riconoscendo la necessità di rendere possibile una maggiore conciliazione tra diritto al lavoro per le donne e diritto alla genitorialità, non ha esitato a esprimere le sue opinioni sui metodi contraccettivi:

C’è un dato che mi ha detto uno studioso di demografia. In questo momento gli investimenti che danno più reddito sono la fabbrica di armi e gli anticoncezionali. Le une distruggono la vita, gli altri impediscono la vita. E questi sono gli investimenti che danno più reddito. Che futuro ci attende? È brutto

Ma l’ecologia non può prescindere dal grande problema globale della crescita demografica e del sovrappopolamento del Pianeta. Siamo oltre 8 miliardi di persone che consumano risorse alimentari ed energetiche, che producono rifiuti e immettono in atmosfera gas climalteranti: è inevitabile che questo abbia un impatto sull’ambiente.

Per non parlare della posizione sull’aborto e dell’aver paragonato i medici abortisti a sicari

Resta comunque rilevante la sua presa di posizione a favore della tutela ambientale, la sua critica al capitalismo come sistema economico di produzione di scarti a trecentosessanta gradi, di sopraffazione delle persone e dei popoli, di consumo irreversibile di risorse.

Importante è stata anche la sua posizione contro la violenza esercitata dagli uomini sulle donne, il non considerare l’abuso qualcosa che si esaurisce nell’ambito di una relazione distorta tra uomo e donna, andando oltre il privato, riconoscendone le radici profonde e facendone, di fatto, una questione politica.

«La violenza sulle donne è una velenosa gramigna che affligge la nostra società e che va eliminata dalle radici. E queste radici sono culturali e mentali, crescono nel terreno del pregiudizio, del possesso, dell’ingiustizia»

Indubbiamente all’origine della violenza sulle donne, nelle sue molteplici forme, c’è una profonda e diffusa cultura patriarcale, che non riconosce, se non a donne patriarcali, il diritto all’autodeterminazione. Ma anche qui intravedo una contraddizione: nulla è riuscito a fare Papa Francesco a favore del sacerdozio femminile, nonostante abbia attribuito a qualche donna alcune cariche e alcuni ruoli importanti, l’uguaglianza di opportunità tra i due generi è ancora un miraggio in Vaticano e ci apprestiamo ad assistere a un altro Conclave senza donne.

Tuttavia condivido, almeno in parte, quanto pubblicato in un post su facebook da Lea Melandri:

Siamo circondati da patriarchi, da maschilisti, da mariti che uccidono, da uno scatenamento di virilismo guerriero, e non siamo in grado di riconoscere la speranza e la forza che ci ha dato quest’uomo sulla possibilità di dire no a tutti gli orrori da cui siamo circondati, e capire che non possiamo chiedergli qualcosa che è lontano dalla sua storia e purtroppo lo sarà ancora a lungo per tutte le religioni? Possiamo vedere il suo valore e insieme i suoi limiti?

Altra questione spinosa è quella relativa alle sue posizioni sull’omosessualità. Dopo un’iniziale apertura, che lasciava presagire una trasformazione radicale nei confronti delle comunità LGBTQ+,

«Se una persona è gay e cerca il Signore, e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla

in realtà, eccetto l’affermazione che tutte le persone possono accedere alla Chiesa, senza discriminazioni, la dottrina è rimasta esattamente come era prima. Se il linguaggio del Papa è cambiato nella forma, la posizione della Chiesa non è cambiata nella sostanza

Così come non ci sono state aperture verso problemi etici importanti come il fine vita e il suicidio assistito. Ma forse, per essere il Papa della Chiesa cattolica, considerati gli ostacoli interni e le resistenze conservatrici, ha già fatto tanto con i limiti anche del suo essere, a mio parere, poco teologo e molto pratico.

Un’ultima faccenda che non va dimenticata: neanche lui ha avuto il coraggio di rivelare le informazioni di cui non poteva non essere in possesso, utili a chiarire una volta per tutte il giallo della scomparsa di Emanuela Orlandi.

Concludendo, nel riconoscere l’importanza della sua voce per la pace, per la risoluzione di conflitti restituendo dignità anche alla resa,  nel riconoscere che, nel suo ruolo, ha ricordato al mondo intero quali sono le cause della diseguaglianza, dell’ingiustizia sociale, della distruzione dell’ambiente e dell’erosione della pace, ho la sensazione che la grande quantità di persone che stanno accorrendo a Roma per rendergli omaggio si sentano in un certo senso orfane di un leader, nell’accezione positiva del termine, di un riferimento politico coerente e coraggioso. Ciò che, ahimè, manca alla sinistra laica, smarrita tra le innumerevoli frammentazioni e incapace di trovare nel comune impegno per una società più equa e migliore, per un sistema economico e finanziario che superi la crisi attuale del capitalismo, nel superamento di leaderismi nocivi, il senso vero del fare politica al servizio di una comunità e non di se stesse/i.

E manca tanto da ridurci ad avere un Papa cattolico come riferimento politico!

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