Khadim era molto stimato e apprezzato a Castrovillari, dove viveva e dove si è fatto conoscere per i suoi modi gentili, per il suo approccio pacato al dialogo, per la sua capacità di cogliere le delicate sfumature che arricchiscono l’incontro tra persone che provengono da luoghi diversi e lontani del mondo.
Si era convertito al cattolicesimo, riconoscendo nel messaggio cristiano principi e valori che erano già suoi e ha ben detto il frate celebrante quando ci ha fatto notare che doveva venire un uomo dall’altro capo del mondo per insegnarci a essere buoni cristiani e buone cristiane!
Ho conosciuto Khadim sin da quando ho iniziato a insegnare nella SSPG di Cassano all’ Ionio, dove sono sempre più frequenti le iscrizioni di alunni e alunne provenienti dal Pakistan.
Il bisogno di comunicare in modo più efficace di quanto possa avvenire utilizzando il solo traduttore, mi ha spinto a rivolgermi al CIDIS, importante realtà che opera nel territorio realizzando in modo concreto il senso dell’accoglienza.
Khadim in questi anni di lavoro in Calabria mi ha sempre prestato il suo aiuto in maniera generosa, intervenendo nella relazione tra me e il genitore pakistano con delicata fermezza verso il suo conterraneo, entrando nel merito di questioni svariate e relative non solo all’ambito prettamente scolastico, ma anche a quello normativo. Il tutto avendo come obiettivo il buon inserimento di adolescenti pakistani e pakistane nella nostra comunità, anche fuori dalla scuola, affinché esercitassero ogni diritto e dovere di cittadinanza.
La scuola di Cassano piange la sua scomparsa, piange la perdita di un riferimento prezioso, discreto, irrinunciabile.
La biografia di Khadim, del resto, sia quella del cittadino, sia quella del mediatore e del collaboratore del CIDIS, è evidenza di come l’incontro tra culture diverse può generare inclusione, testimoniata dalla partecipazione di tante persone di Castrovillari alle esequie.
Accoglienza e inclusione, se ben gestite, arricchiscono le nostre comunità fino a rendere i nuovi cittadini e le nuove cittadine presenze indispensabili per la crescita della società.
Il calo demografico e lo spopolamento da emigrazione fanno porre domande sul futuro di tanti paesi soprattutto dell’entroterra, soprattutto del sud Italia.
Una delle possibili soluzioni è certamente la costruzione di nuove cittadinanze, lo sviluppo di comunità meticce attraverso percorsi di accoglienza, incontro, inclusione, valorizzazione come quelli che ormai da anni l’amministrazione comunale di Castrovillari, come altre in Calabria, propone e cura in collaborazione con l’importante realtà di tante associazioni che si occupano di immigrazione, di supporto alle famiglie NAI e di sviluppo di empowerment in principal modo femminile.
L’applauso che ha accompagnato l’uscita del feretro dalla Chiesa ha espresso dolore, commozione e gratitudine, la gratitudine e la commozione di tante persone che non riempiono salotti borghesi, che non cercano vetrine di esposizione di se stesse, che costituiscono il cosiddetto popolo, quel popolo che vive un quotidiano di semplice autenticità, quel popolo che la politica ha spesso dimenticato.
Mentre uscivo dalla Chiesa, tra i volti rigati dalle lacrime delle operatrici e degli operatori del CIDIS, mentre la piccola folla si radunava sul marciapiedi attorno alla moglie di Khadim, con il feretro pronto a partire, la mia attenzione è stata colpita da un’eccessiva presenza di forze dell’ordine e auto blu.
Non potevano essere lì per un semplice mediatore pakistano, morto all’improvviso e sul colpo un giovedì di timido inizio di primavera.
Accanto alla Chiesa di san Francesco si trova il Municipio e ciò che accadeva ieri, che io avevo dimenticato, era la presentazione presso la sala consiliare del libro di Giovanni Occhiuto, figlio del noto Mario e nipote dell’ancor più noto Roberto.
Un libro certamente interessante, che mi riprometto di leggere, ma ciò che ha destato la mia attenzione è stata la presenza di tanti uomini di potere, oltre al Presidente della Regione, e altre persone distinte e ben vestite, che, con un ben preciso dress code a tema blu, erano ferme in saluti e chiacchiere prima di accomodarsi nella sala.
Guardavo a destra e vedevo interpreti del potere politico e istituzionale, guardavo a sinistra e vedevo il popolo semplice, variegato, multicolore anche nell’abbigliamento, che salutava uno di loro, uno di noi.
A pochi metri di distanza fisica si materializzava la distanza abissale tra potere e popolo, e tale distanza era di un’evidenza indiscutibile.
Sono rimasta con il popolo, tra quella gente dove l’umanità ancora non si è perduta!
